“Si alzi dal letto, lei deve lasciare questa casa”. La frase pronunciata dai poliziotti incaricati dello sfratto, è inequivocabile ma il destinatario non può obbedire: la giustificazione fornita agli agenti è davvero singolare

E’ davvero singolare la vicenda accaduta qualche tempo fa agli agenti di un commissariato di Polizia milanese in pieno centro città. I due si recavano presso un condominio signorile della loro zona di competenza, assieme all’ufficiale giudiziario e ad un fabbro, per l’esecuzione di uno sfratto, attività di routine compiuta centinaia di altre volte e spesso foriera di casi particolari. Certo però i due poliziotti non si aspettavano di trovare, nel bell’appartamento al terzo piano di una palazzina degli anni ’60, con tanto di custode, in una delle zone più borghesi di Milano una scena simile a quella trovata.

Suonato il campanello del destinatario dello sfratto e non avendo ricevuto alcuna risposta, gli operanti si rivolgevano al custode che a domanda rispondeva. “Sono diversi giorni che non vedo il Sig. Giacomo, ma non so cosa gli possa essere capitato”. Non sarebbe la prima volta che la Polizia non riesce a notificare uno sfratto per assenza del destinatario. Il custode accompagna dunque i due agenti, l’ufficiale giudiziario e il fabbro al terzo piano davanti alla porta di questo “Giacomo”. Suonato il campanello questa volta gli agenti ottengono risposta, ma si sente una voce lontana e nessuno giunge alla porta. (l’articolo prosegue dopo la foto)

“Entrate è aperto non posso venire alla porta adesso”. Problema risolto, non ci sono porte da buttare giù o altre operazioni di forza da compiere, il destinatario dello sfratto esecutivo evidentemente o ignora di doverlo ricevere così presto oppure attendeva gli agenti. I poliziotti, lasciato il custode sulla porta e liquidato il fabbro, entrano in casa: nel tinello elegantemente arredato non c’è anima viva, così come in sala e nella cucina, altrettanto curate da una mano, sicuramente femminile.

“Signor Giacomo? Polizia, dobbiamo eseguire lo sfratto”, percorrendo il corridoio gli agenti arrivano finalmente alla camera da letto e qui gli si presenta una scena del tutto in aspettata. Il “Signor Giacomo” ha lunghi capelli biondi e l’aspetto di una bella ragazza, anche piuttosto formosa. Giace su un letto matrimoniale, adagiata su un fianco, con una vestaglia leggera che lascia intravedere un bel po’ di carne… Appoggiata accanto a sé ha una cartellina bianca di una clinica privata della città. (l’articolo prosegue dopo le foto)

“Lei è Giacomo S.?” Chiedono gli agenti e a conferma dell’uomo (o meglio, della donna) che nello stesso tempo consegna la sua cartella clinica devono cedere all’evidenza. Giacomo è diventato “Giacomina” dopo una serie di delicatissimi interventi chirurgici, l’ultimo dei quali al lato B che s’intravede sotto la vestaglia. “Mi spiace signori ma non posso muovermi di qui, ho tutte le dichiarazioni del medico che mi ha imposto di stare ferma a letto per almeno due settimane. Se volete potete parlare con il mio avvocato”. Agli agenti e all’ufficiale giudiziario non resta che prendere atto e verbalizzare l’impossibilità dello sfratto. Si tratta infatti di un caso, seppur davvero singolare,  di opposizione fondata e giustificata.